giovedì 28 settembre 2017

Strabismi o forie?

Cosa sia uno strabismo lo sappiamo un po' tutti: uno o entrambi gli occhi non puntano dove dovrebbero! Il termine più tecnico con cui vengono descritti è tropia. Sono suddivise in ipertropia, ipotropia exotropia ed esotropia; termini che ne indicano la direzione.

In linea di massima la tropia è ben visibile e legata a una disfunzione muscolare.
Risolvibile, in genere, con un intervento chirurgico.


Esistono poi le forie.

A differenza delle tropie queste vengono, generalmente compensate:
Per il cervello umano vedere doppio non è tollerabile... e facendo uno sforzo gli occhi vengono riallineati... ma uno sforzo eccessivo, alla lunga, non è tollerabile.

Le forie sono talvolta legate a difetti visivi: ad esempio un ipermetrope tenderà ad esempio a convergere troppo in quanto sfrutterà, per vedere nitidamente da lontano, i meccanismi di messa a fuoco da vicino. Per non vedere doppio talvolta uno dei due occhi viene escluso dalla visione e si posiziona altrove... come nell'immagine di fianco!

Il brutto delle forie è che spesso non sono evidenti come le tropie: danno sintomi come mal di testa, affaticano la vista e talvolta fanno vedere doppio.

Sono comunque facili da identificare durante i controlli optometrici e spesso sono anche facilmente correggibili: basti pensare che mediamente una lente da 0,25 induce una deviazione di una diottria prismatica (motivo per il quale anche piccole variazioni di diottrie possono indurre notevoli variazioni della percezione).

Bisogna stare molto attenti a questi fattori perchè gli errori di posizionamento del sistema visivo possono essere compensati in modo anomalo modificando la percezione di cio che osservo. Un esempio è la perdita o la riduzione della percezione degli spazi tridimensionali: le piccole differenze di profondità spariscono rendendo imprecisi compiti semplici come fare le scale o infilare un filo in in un ago; talvolta la difficoltà nella percezione tridimensionale può causare anche vertigini e mal d'auto.

Come riconoscere se son state verificate le forie?
Il test più semplice prevede l'occlusione di un occhio con una paletta e l'osservazione dei movimenti di quell'occhio quando la paletta viene rimossa (cover test).
Test più complessi ma che permettono una quantificazione delle forie sono tutti quei test che vi faranno vedere doppio (o comunque una immagine diversa tra occhio destro e sinistro), generalmente si prendono in considerazione due righe bianche da allineare ( test Von Graefe)

Ci sono poi i test di stereopsi che usano le stesse tecnologie usate nei film in 3D generando delle immagini che dovremmo percepire in rilievo (test finali del protocollo MKH); Questi test servono a valutare anche le disparitá di fissazione... ma non voglio mettere troppa carne al fuoco: il sistema visivo é molto piú complesso di quanto si possa immaginare.





lunedì 11 settembre 2017

5 fattori psicologici negli occhiali progressivi

Parlo spesso di aspetti tecnici... ma ci sono cose che vanno oltre gli aspetti tecnici.

Per quanto si possa analizzare un sistema visivo prendendo in considerazione i suoi molteplici aspetti capita che un occhiale progressivo, perfettamente calcolato e centrato non funzoni come ci si aspetta.


Questo perchè siamo esseri umani, e per tale motivo entrano in gioco alcuni fattori.

Andiamo a vederli:
  1. Fiducia
    Fiducia nell'ottico, nella prescrizione, nel prodotto che acquisto. Se ho dei dubbi questi possono diventare un tarlo. Leggendo il libro "come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" ho scoperto che questi tarli scavano e se gli diamo retta scavano ancora di più. Se ci sono dei dubbi lasciate stare il progressivo e procedete con gli occhiali classici.

  2. Aspettative.
    Qualcuno si aspetta che non abbiano effetti collaterali. Tuttavia ne hanno. Generano maggiori distorsioni di un occhiale progettato solo per vedere da lontano o da vicino e possono necessitare di un periodo di adattamento che varia da persona a persona: può durare 5 minuti o qualche mese.

  3. Avere ragione.
    Roberto Re in un video spiegava quanto amiamo avere ragione; l'affermazione di base è "io non mi abiterò mai alle lenti progressive", l'occhiale viene consegnato e dopo un mese torna dicendo: "avevo detto che non mi sarei abituato, vede? avevo ragione io!". Se partite con l'idea che non fanno per voi, allora non fanno per voi.

  4. Serenità.
    Le persone che accettano con serenità (o entusiasmo) l'uso del progressivo hanno molti meno disturbi e talvolta non necessitano di alcun adattamento. Anche lo stato emotivo può influire: un cambio di residenza o una separazione possono ridurre l'elasticità del sistema visivo! Meno elasticità = più difficoltà.

  5. Determinazione.
    Una buona determinazione manda a farsi benedire tutto ciò che ho scritto prima. Vi sono persone con un sistema visivo compromesso, rigido, in situazioni difficili e piene di dubbi a cui il progressivo è stato sconsigliato ma che lo vogliono a tutti i costi... Affrontano le difficoltà iniziali con determinazione e, contro ogni pronostico, li portano senza problemi
Inoltre ti sei mai chiesto se l'occhiale progressivo fa veramente al caso tuo?

Vi anticipo che sono scomodi per l'uso con i pc, per i quali è maggiormente indicata una lente office.
Non sono comodi nemmeno per guardare la tv stravaccati sul divano! Meglio una lente monofocale.
Meglio un occhiale monofocale anche per leggere a letto.

Valutate bene col vostro ottico tutte le opzioni possibili.

Forse ci vorrà un po' ma sono sicuro che troverete gli occhiali che fanno per voi.